Artigiani del Volley

Allenamento Gestionale

Sono l'allenatore di una squadra di pallavolo che partecipa al campionato di serie B maschile, la Centemero Concorezzo e ho la fortuna di allenare giocatori di capacità tecniche e fisiche già elevate e che partecipano a un campionato lungo, impegnativo, faticoso e combattuto.

Tuttavia ci alleniamo la sera, dopo una giornata di studio o lavoro, e i rimborsi che percepiamo non sono tali da giustificare economicamente l'impegno fisico e mentale e il tempo passato in palestra.

In una parola siamo sostanzialmente dei dopolavoristi.

Ecco, parlando di gestione del gruppo credo che si debba partire da questa condizione di dilettanti molto appassionati: per noi la pallavolo è la più importante delle cose non importanti della vita.

In questa condizione in cui, come allenatore, alleni ciò che resta di una persona dopo una intera giornata dedicata ad altre, credo che la prima cosa per gestire un gruppo sportivo sia stabilire e comunicare obiettivi molto chiari, concreti e raggiungibili. Obiettivi non solo di classifica a lungo termine (salvarsi, vincere il campionato, arrivare ai playoff, etc) ma anche obiettivi tecnici a medio e corto termine.

Normalmente suddividiamo la programmazione in cicli di 4 settimane e ogni ciclo prevede l'inserimento di qualche nuovo concetto di gioco o richiesta tecnica, collettiva o individuale. In parole molto povere si tratta di dare un senso a ciò che facciamo in palestra, al motivo per cui ci andiamo e agli obiettivi di ogni allenamento, esercizio, gioco: cerchiamo quindi di comunicare in modo chiaro il motivo per cui vogliamo portare la squadra a fare determinate cose in campo, gli obiettivi di ogni settimana e di ogni allenamento, e le finalità di ogni esercizio. Sapere dove stiamo andando e che strada stiamo percorrendo penso sia il modo migliore per far intravedere la meta finale e motivare i giocatori a intraprendere il percorso.

Regole

L'altro aspetto importante in una situazione sportiva come quella premessa è che ci devono essere regole molto chiare. No, non un regolamento e no, non ci sono multe, ma allenandoci alle 21:00 e dovendo fare la fase di riscaldamento, attivazione e preparazione atletica in un angolo della palestra mentre altri gruppi giovanili stanno finendo il loro allenamento, il rispetto dei tempi e degli spazi è fondamentale. Questo rispetto non è una cosa che si impone ma si induce: quelli bravi direbbero che si tratta di leading by exemple, noi artigiani della pallavolo diciamo che possiamo chiedere puntualità, impegno e precisione se noi per primi - noi dello staff tecnico - siamo i primi a essere puntuali e precisi e a fare le cose con impegno. In questo mi guida un esempio fatto da Julio Velasco negli anni Novanta durante i suoi corsi per allenatori: diceva sempre di cambiarsi prima di cominciare l'allenamento, per non dare l'idea che si fosse in palestra per caso, e di montare perfettamente la rete, perché non possiamo chiedere ai giocatori di essere precisi se noi per primi montiamo la rete in qualche modo. Costa fatica, mentale prima che fisica, ma se noi per primi siamo approssimativi poi lo sarà anche la squadra come conseguenza.

Le squadre sportive come la nostra sono un concentrato di diversità: ci sono giocatori ultratrentenni con alle spalle anche ottime carriere e giovani neanche ventenni che ancora devono annusare l'odore della pallavolo; ci sono studenti con del tempo libero a disposizione durante la giornata e lavoratori che arrivano in palestra direttamente dal lavoro; ci sono giocatori che fanno lavori sedentari e altri che fanno lavori fisicamente pesanti. Questo significa che no, non trattiamo tutti allo stesso modo. Ma qui c'è da fare una premessa: ai giocatori dico sempre che nel momento in cui varchiamo la porta del palazzetto ed entriamo in palestra diventiamo una squadra di pallavolo ed io ho il dovere dell'esigenza. Consideriamo tutti allo stesso modo ma non trattiamo tutti allo stesso modo e l'esempio più calzante è il lavoro fisico impostato dal preparatore atletico: dati gli obiettivi di ogni ciclo poi impostiamo programmi diversi che tengono conto di tutto quanto detto prima. Volendo usare una metafora, i giocatori sono come figli: gli vogliamo bene la stessa quantità di bene ma lo dimostriamo in modi diversi.

Per concludere: io sinceramente, a questo livello e in queste condizioni, non penso che le squadre che funzionano siano quelle composti da amici. Anzi, spesso quando i giocatori sono troppo amici tendono a scusarsi debolezze e mancanze e ad accondiscendere sull'autoesigenza di giocare meglio una palla in più. Penso invece che si debba essere molto chiari nello stabilire ruoli, responsabilità, compiti e obiettivi dentro al campo e dentro la squadra.

Leadership volley

In una squadra ci sono i titolari inamovibili e quelli che entrano in campo per fare 1 battuta a set, ci sono queli che attaccano la metà dei palloni e quelli che non giocano mai ma sono importantissimi in allenamento: l'importante è che tutti abbiano ben chiaro il proprio ruolo all'interno della squadra. Questo ha a che fare con la leadership, un aspetto importantissimo in ogni squadra: esistono diversi tipi di leadership - tecnica, agonistica, funzionale, morale, etc - e il nostro compito, come allenatori, è saperle riconoscere durante la fase dello storming e trovare il modo che le potenziali conflittualità si trasformino nella capacità di remare tutti dalla stessa parte. Non è facile, non esiste una ricetta infallibile, a volte le cose funzionano molto bene e altre i problemi si trascinano per mesi, ma è anche questo uno dei motivi per cui è così affascinante allenare una squadra sportiva per 10 mesi l'anno.


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