Formula 1: La Vera macchina perfetta

    

I super-uomini più veloci al mondo!

Ad uno sguardo poco attento potrebbe sembrare che i piloti di Formula1 siano beatamente seduti nelle loro monposto guidando in tutta comodità e tranquillità i loro bolidi. Inoltre se guardiamo i piloti fuori dal loro “habitat” lavorativo diremmo senza troppe incertezze che non sono particolarmente “fisicati”. Niente di più sbagliato! 

I piloti del mondo Motorsport e, soprattutto quelli di F1, sono tra gli atleti più preparti psicofisicamente al Mondo. Gli sforzi fisici e gli stress psicologici a cui sono sottoposti in abitacolo richiedono un livello di preparazione fisica e mentale, senza uguali. Per renderci conto dei livelli di training di cui stiamo parlando dobbiamo analizzare le condizioni in cui si ritrovano quando gareggiano.

All’interno di un abitacolo si possono raggiungere i 50°C e, con vetture che hanno prestazioni del tutto simili a quelle di un caccia, ecco che i piloti devono fare i conti con sforzi fisici enormi; le frenate per esempio richiedono uno sforzo medio sul pedale del freno nell’ordine degli 80 kg, raggiungendo punte enormi a Monza dove, nelle decelerazioni violentissime del circuito brianzolo, si arriva ad esercitare oltre 200kg di pressione sul pedale...col piede sinistro! I tecnici della Brembo hanno calcolato che dalla partenza del GP di Monza alla bandiera a scacchi ciascun pilota esercita per ogni giro uno sforzo totale di 1.150kg sul freno che a conti fatti equivale a 61 tonnellate di pressione sul pedale durante l’intera durata del GP.

Questo dato da solo già dovrebbe farci capire che ci troviamo di fronte a dei superuomini, ma se aggiungiamo che le accelerazioni “g” all’interno di un abitacolo, sia positive sia negative, raggiungono spesso i  5G, capiamo il grado di preparazione cui i piloti devono sottoporsi. E stiamo parlando solo della sessione di frenata!

 Vogliamo parlare dello sforzo della parte superiore del corpo? Testa e casco pesano mediamente 7kg, il che significa che in curvoni veloci da oltre 220-250 km/h l’accelerazione arriva a 4/5G e la forza peso percepita dal binomio “testa-casco” raggiunge i 35/40kg.

Ovviamente bisogna anche far girare la vettura, pertanto lo sforzo richiesto dalle braccia è notevole per contrastare la forza centrifuga che spinge l’auto verso l’esterno. Se a tutto questo aggiungete migliaia di funzioni di telemetria da tenere monitorate sul volante, eseguire variazioni, comunicare coi box via radio, guardare negli specchietti , avere “scontri” in pista con avversari e prendere decisioni fondamentali in pochi centesimi di secondo, capite anche cosa intendevo ad inizio articolo quando parlavo di stress psicologico. Come se tutto questo non bastasse durante una gara la macchina varia il suo bilanciamento, si alleggerisce perché consuma benzina, le gomme si consumano garantendo sempre minor grip e, di conseguenza, il pilota deve cambiare gli input dati alla vettura ed avere grande sensibilità per “giocare” col limite di un bilanciamento sempre labile. Tutto questo con una posizione di guida quasi “sdraiata”, come mostrano le immagini qui sotto.

 

Ora che abbiamo chiaro che non ci troviamo di fronte a uomini “normali” vediamo come si allenano più nello specifico per arrivare ad ottenere resistenza fisica sotto sforzo, forza muscolare e tenuta mentale.

Durante una gara di motorsport i muscoli più sollecitati sono quelli del collo, gli avambracci, il core e gli arti inferiori. Differenze di auto, terreno e stile (f1, rally, motogp ecc..) permettono di stabilire con maggior precisione dove e come lavorare per sviluppare ciascun apparato muscolare nel migliore dei modi in relazione allo sforzo che gli viene richiesto. 

Fondamentale poi il muscolo cardiaco, basti pensare che un GP di F1 dura mediamente 1h30 minuti, con pulsazioni che raggiungono i 200 bpm nei momenti di maggior stress (partenza, curve, scontri…) e che restano costanti sui 140/180 bpm, arrivando ad un consumo energetico elevatissimo, anche in funzione degli sforzi muscolari e mentali. Dopo una gara i piloti perdono dai 3 ai 4 kg di peso corporeo, lo stress termico è notevole, così come l’aumento della richiesta dell’apparato cardiorespiratorio. Gli allenamenti mirati servono proprio per rendere al meglio quando si è sottoposti a tutto questo, inoltre l’introduzione di allenamenti “propriocettivi”, volti a migliorare le capacità coordinative, la performance senso motoria ed il controllo neuromuscolare, non solo ai fini della prestazione ma anche per prevenire infortuni, ha permesso di raggiungere standard di preparazione fisica elevatissimi.

Se dovessimo inserire in una scala di valori gli allenamenti di un pilota troveremmo al primo posto l’”Endurance”, ovvero l’abilità di continuare un’attività nonostante la fatica, lo stress e tutte le altre condizioni avverse che si presentano in corso di svolgimento, al secondo il “Balance” ovvero lo stato di equilibrio caratterizzato dall’annullamento di tutte le forze grazie all’opposizione di forze distribuite equamente ed infine la forza, “Strenght” intesa come capacità di vincere una resistenza duratura sviluppando specificamente alcune zone del corpo.

Ormai con le tecnologie moderne e gli studi scientifici il pilota di oggi è in condizioni fisiche perfette e l’unico neo della preparazione è la monotonia della vita in palestra. Ecco perché i preparatori atletici creano diverse attività, sia indoor sia outdoor, per variare il più possibile le condizioni di allenamento ed unire anche un notevole “svago” mentale creando situazioni ludiche e divertenti che servono ai piloti per scaricare tensione nervosa che si accumula durante una stagione che dura per nove mesi all’anno.

Già nel 1992 il grande Ayrton Senna spiegava di quanto fosse importante l’allenamento fisico per un pilota per gestire al meglio una corsa e per non incorrere in cali di concentrazione, di forza e stress psicofisico; se guardiamo i piloti degli albori dell’automobilismo e li confrontiamo con quelli attuali, vediamo subito la differenza fisica, dello stato di “fitness” e preparazione che i piloti odierni raggiungono.

Nelle immagini qui sopra vediamo i piloti del Team Maserati del 1957 (Un certo Juan Manuel Fangio e il compagno Jose Froilain Gonzalez n.d.r.) a confronto col fisico di Lewis Hamilton. 

Già dalla metà degli anni ’70 ci si è resi conto che l’aumento delle prestazioni delle F1 richiedevano sforzi fisici notevoli, ma allenamento, vita sana ed un regime alimentare corretto non erano certo all’ordine del giorno dei piloti di allora. Il pilota che per primo curò in maniera maniacale la propria preparazione fisica e capì l’importanza di essere in ottima forma fisica e mentale era Michael Schumacher. Il campione tedesco aveva un motorhome che lo seguiva in tutti i circuiti al cui interno era stata strutturata una palestra della Technogym, da sempre suo partner. Anche il campione del mondo 2009 di F1 Jenson Button era ed è un maniaco della forma fisica, tanto che quando era lontano dai circuiti partecipava a gare di triathlon per tenersi in forma, con prestazioni notevoli  al punto di riuscire ad ottenere i tempi nelle 3 discipline per poter partecipare ai campionati mondiali. Il due volte campione del mondo Fernando Alonso ha partecipato e vinto diverse competizione motoristiche, passando dalla formula 1 all’endurance ai rally-raid. La preparazione fisica è sempre stata un suo punto di forza tanto da vederlo spesso allenarsi in bicicletta, da sempre sua grande passione, con le squadre spagnole ufficiali impegnate in competizioni mondiali, al punto che nel 2019 dichiarò di voler correre alcune tappe della Vuelta. 

Voglio lasciarvi con un dato che a mio avviso ha dell’incredibile e che dimostra quanto le F1 odierne siano arrivate ad avere prestazioni inimmaginabili per noi “comuni mortali” e di conseguenza quanto la preparazione dei piloti debba essere estrema, rigorosa e accuratissima. Durante il GP del Mugello del 2020 Lewis Hamilton affronta una serie di curve ad altissima velocità raggiungendo un’accelerazione laterale di 5,6G. Dovete sapere che 5,5G era il limite massimo per il quale si progettavano le tute “anti-G” dei piloti da caccia agli inizi degli anni 2000. 

 Insomma la prossima volta che vedrete una gara di F1 non perdete tempo per vedere qual è la scuderia migliore, perché la vera “macchina perfetta” si trova in abitacolo!

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